COMMENTO AL VANGELO DI DOMENICA 17 DICEMBRE 2023

La prima lettura, del profeta Isaia, è un grande invito alla gioia e allo stesso tempo solleva tante domande per noi cristiani di oggi. Ci dice che il lieto annuncio viene portato ai miseri, che Dio stesso sta venendo nel mondo a soccorrere chi ha il cuore spezzato, a liberare chi è prigioniero, a riscattare gli schiavi. Il vangelo in fondo è solo questo. Non un sistema di dottrine e di leggi, a cui tante volte tendiamo a ridurlo, piuttosto la notizia di un Dio che non viene a giudicare il mondo ma a riconciliarlo con sé, un Dio a cui stiamo a cuore così come siamo e nonostante tutto.
Il vangelo di questa terza domenica di avvento è sulla stessa lunghezza d’onda. Il protagonista è Giovanni Battista, uno che non ha certo fatto sconti a coloro che lo ascoltavano. La sua predicazione aveva messo il dito nella piaga dicendo senza mezze misure che Israele aveva fallito, preso strade sbagliate e ormai non aveva più alcuna possibilità di riprendersi. Sembra la fotografia dell’umanità di oggi. Allo stesso tempo Giovanni annuncia che sta arrivando nel mondo qualcuno di infinitamente più grande di lui che avrebbe portato pace, perdono, salvezza. In altre parole, annuncia un nuovo inizio. È ciò di cui il mondo, noi per primi, ha bisogno anche oggi.
In questo senso l’ordinazione diaconale di Andrea, seminarista della nostra parrocchia, è un meraviglioso segno del fatto che Dio tocca anche oggi il cuore delle persone e le chiama ad essere protagoniste di un annuncio che continua a percorrere le strade del mondo.
Don Davide

COMMENTO AL VANGELO DI DOMENICA 10 DICEMBRE 2023

“Ormai solo un Dio ci può salvare” diceva il grande filosofo Martin Heidegger – non proprio un uomo di chiesa – alla fine della sua vita. Viviamo in tempi strani, tempi bui secondo tanti osservatori. L’umanità ha fatto enormi passi avanti in molti campi, eppure mai come oggi c’è un vuoto di speranza di fronte alla vita. Ripiegati sul presente, spesso il futuro ci appare più come una minaccia che come una promessa. Uno dei segni più evidenti di questa mancanza di speranza è che le persone mettono al mondo sempre meno figli, e in questo la Sardegna è all’ultimo posto in Italia. L’ultimo rapporto Censis, di qualche giorno fa, rivela che continuando così, nel 2040 solo una coppia su 4 avrà figli.
In questo clima di sfiducia noi cristiani abbiamo innanzitutto il compito di essere annunciatori della buona notizia: Dio, nonostante tutto, non ci abbandona e continua a venire nella nostra storia per portare luce, pace, speranza. Come Giovanni Battista, siamo chiamati ad essere quella voce che, nei deserti del mondo, nella steppa che sembra avanzare e sottrarci spazi vitali, si fa testimonianza autorevole e credibile della presenza di Cristo, Dio che si fa vicino alla nostra vita donandole un orizzonte nuovo.
Don Davide