Per vivere davvero la quaresima dobbiamo essere disposti a fare un cammino. Anche Gesù lo ha dovuto percorre, come vediamo nel vangelo di questa domenica. Guidato dallo Spirito Cristo va nel deserto per un periodo piuttosto lungo allo scopo di fare chiarezza sulla missione che lo aspetta e centrarsi totalmente sulla volontà del Padre. In questo tempo farà esperienza di tentazione, ci dice il vangelo. Tentazione a essere un messia diverso da quello che doveva essere, di presentarsi al mondo sulla base delle aspettative della gente: un liberatore, un capo politico oltre che religioso, una figura che avrebbe risollevato Israele dalla situazione drammatica in cui versava in quegli anni. Gesù sceglie un’altra via, quella della croce.
Anche noi siamo chiamati a diventare davvero noi stessi. La quaresima è quel tempo in cui siamo chiamati a tornare alla verità della nostra vita, cioè alla fede. È qui il nucleo di tutto il cammino di conversione. Solitamente infatti, pur credendo in tante cose che la chiesa ci insegna, viviamo di fatto la nostra vita come se Dio non ci fosse, e così siamo continuamente centrati sui nostri problemi, i nostri interessi, le nostre pretese. Siamo chiamati invece a vivere di fede, cioè a riconoscere Dio come la grande presenza che corrisponde alle esigenze più profonde del nostro cuore e ad aderire a lui.
Per far questo la chiesa ci suggerisce tre vie da percorrere: la preghiera, il digiuno e l’elemosina. Sono il nostro modo per dire a Cristo che vogliamo davvero cambiare e conformare la nostra vita alla sua.
Don Davide Meloni
Cristo ci chiama “amici”, siamo suoi “amici”. È la nostra identità più profonda.
Finché non si arriva a capire questo non si è ancora varcata la soglia del cristianesimo. Tanti cristiani sono stati abituati a considerarsi servi, vedendo in Dio un giusto padrone che è benevolo solo nella misura in cui ci mostriamo servitori obbedienti e devoti.
Dentro un’esperienza quotidiana di amicizia con Cristo facciamo invece esperienza del fatto che Dio è amore. Ciò che ci definisce non sono più le nostre qualità morali o i risultati che riusciamo a ottenere, e neanche i nostri errori o fallimenti. Ciò che ci definisce è Dio che ci chiama per nome e ci dice: “Non lasciarti andare, sei prezioso. Io ti ho scelto e sono con te”. Comprendere la nostra vita nel segno di questa scelta significa che ciascuno di noi non è senza un nome, senza una storia, senza un destino.
L’amicizia con Cristo, che ci fa scoprire la profondità dell’amore di Dio per noi, porta con sé un nuovo modo di vivere le relazioni tra di noi: “Questo è il mio comandamento, che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi”. Abbiamo il compito di far sì che la Chiesa, a partire dalle nostre comunità particolari, diventi sempre di più un luogo di fraternità, quasi un anticipo di paradiso.
Il nostro contributo alla felicità del mondo consiste allora innanzitutto nel realizzare luoghi di fraternità. La Chiesa è come un faro, una luce, che rende visibile una possibilità di vita nuova per tutti. Don Davide
Gesù Cristo ha un modo di concepire la vita che si pone come alternativo rispetto a quello del mondo. Non a caso qualcuno ha parlato del cristianesimo come di una “controcultura”, cioè di una visione del mondo e una prassi che in qualche modo si oppongono a quelle della mentalità dominante.
Il vangelo del buon pastore ne è un esempio evidente. Ci viene detto che la gioia, la pace, la bellezza della vita è nel seguire un altro. Certo, non uno qualsiasi, ma Cristo che ci conosce e dà la vita per ciascuno di noi.
Nel mondo in cui viviamo si sta sempre più affermando un’altra visione delle cose. Abbandonata la fede in Dio e crollate le grandi ideologie e visioni del mondo laiche, ciò che rimane è il proprio io come criterio ultimo del pensare e dell’operare. Seguire unicamente se stessi, ciò che piace, ciò che si ritiene giusto, ciò che ci può realizzare. Non c’è qualcosa di più grande di noi da amare e da seguire. Il risultato è un narcisismo che sta già provocando danni immensi nella vita di tante persone, generando una società di individui sempre più isolati.
Il vangelo di oggi invece segna la strada per la vera libertà, che non sta in un’affermazione di sé all’infinito ma nell’uscire da sé per perdersi in una comunione con Dio, con Cristo, tra di noi. È un seguire che non è alienazione ma un uscire dall’angusto recinto del proprio io per avventurarsi in una terra ignota in cui la persona si ritrova in un rapporto vitale con il buon pastore che la conduce verso territori in cui poter sperimentare un’esistenza rinnovata.
Don Davide