COMMENTO AL VANGELO DI DOMENICA 23 APRILE 2023

Nella prima lettura, tratta dagli Atti, si dice che non era possibile che la morte tenesse in suo potere Gesù. Ci si potrebbe chiedere perché, dato che Gesù era vero Dio ma anche vero uomo, e da che mondo è mondo la morte mette la parola fine all’esistenza terrena di ogni essere umano.
La morte non poteva vincere su Gesù perché lungo tutta la sua vicenda terrena, e specialmente nella sua passione e morte, egli aveva vissuto una vita più grande della morte e più forte del male: un dono totale di sé e un amore incondizionato per tutti, vicini e lontani, amici e nemici. La resurrezione è proprio questo: non la rianimazione di un cadavere ma una vita nuova che si fa strada nel mondo erodendo progressivamente il potere del male e della morte. Questo Gesù lo ha vissuto fino in fondo, ecco perché la morte non ha potuto avere la meglio su di lui.
Questa vita nuova ci raggiunge oggi attraverso lo Spirito di Santo, lo Spirito stesso di Dio che Gesù effonde su di noi. Ce ne accorgiamo tutte le volte che facciamo la stessa esperienza dei discepoli di Emmaus che si sono imbattuti in un modo nuovo di vedere le cose e sono così passati da una visione cupa e senza speranza ad un’interpretazione nuova e liberante degli eventi che riguardavano la loro vita con Gesù. L’incontro con il Signore fa passare anche loro dalla morte alla vita, dalla desolazione alla speranza. È ciò che, per grazia, può capitare anche agli uomini e alle donne di oggi.
Don Davide

COMMENTO AL VANGELO DI DOMENICA 16 APRILE 2023

La morte e la risurrezione di Cristo sono l’inizio di una storia nuova. Il mistero pasquale ha realmente cominciato a cambiare il mondo. Dire che Gesù è risorto infatti significa dire che è vivo, è presente ed è all’opera nel nostro oggi. La risurrezione ha sprigionato una forza nuova nella storia, dando vita ad un movimento di uomini che, commossi dall’incontro con lui, incontrandolo e seguendolo diventano artefici di una storia nuova: l’umanità dispersa e divisa comincia a vivere una comunione, una vittoria sull’estraneità e sull’indifferenza. Insomma, con la morte e risurrezione di Cristo comincia il miracolo dell’unità, il miracolo della comunione.
Non è un caso che nel tempo di Pasqua si leggano gli Atti degli Apostoli, e si leggano come prima lettura: la promessa dell’Antico Testamento è compiuta, ed è compiuta perché comincia ad esserci nel mondo un popolo composto di persone che stanno insieme perché c’è Cristo. Proprio perché Cristo è in mezzo a loro cominciano ad amarsi come fratelli, diventando capaci di vivere e morire gli uni per gli altri.
Questo popolo ha raggiunto anche noi, e per grazia ne facciamo parte. Siamo una comunità non certo perfetta, fatta di uomini e donne con tanti difetti. Eppure è una comunità in cui sono presenti i segni di una vita nuova, proprio come è stato all’inizio della Chiesa. Questo popolo nuovo, di cui la nostra comunità è parte integrante, deve sempre di più essere profezia di salvezza per ogni uomo, deve diventare sempre di più segno di speranza per il mondo.
Don Davide

COMMENTO AL VANGELO DI DOMENICA 5 FEBBRAIO 2023

Nella chiesa di oggi capita spesso di imbattersi in una sorta di “ansia” di fronte al (triste) spettacolo di un mondo sempre meno cristiano. Da qui una serie di considerazioni da ragionieri, per esempio sul numero dei partecipanti alla messa (in costante calo), o sulla crisi delle vocazioni (idem), o magari, quando va bene, sul successo che una certa iniziativa riscuote in termini di partecipazione.
Nel vangelo di questa domenica Gesù ci indica un’altra direzione. Usa come sempre delle immagini che colpiscano la nostra immaginazione e ci facciano quasi “vedere” chi e cosa dobbiamo essere nel mondo di oggi. Il Signore parla di noi come del sale della terra, città posta sul monte, luce che illumina un ambiente altrimenti immerso nelle tenebre. Sono metafore che sembrano quasi suggerire che il destino dei cristiani nel mondo è quello di essere una realtà limitata da un punto di vista numerico, piccola, per niente egemonica. E allo stesso tempo realtà di un’importanza vitale per la felicità del mondo, segno e strumento di speranza per tutto il genere umano, inizio di un’umanità nuova a cui tutti possono guardare. Se invece diventiamo come il sale che perde sapore o come una lampada che viene messa sotto il moggio siamo insignificanti e inutili.
La prima lettura ci indica la cosa più importante per essere ciò che dobbiamo essere: la carità, cioè un dono di sé pieno di commozione per chiunque incontriamo, specialmente per chi più è nel bisogno. Solo la carità rende davvero presente la vita stessa di Dio e fa intravedere il mondo nuovo che Cristo è venuto a portare.
Don Davide